Antologia

critica

2015-2020

Hanno parlato di Anna Napoli, Dott. Gaetano Lenti, Dott.ssa Daniela Pronesti', Dott Federico Napoli, Prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo, Prof. Silvano Salvadori...........Andrea Pignataro, PROF.SSA LUCETTA RISALITI

RECENSIONI 2020

Anna Napoli vincitrice del primo premio MARE NOSTRUM dell’Accademia Euromediterranea delle Arti 

recensito sulla stampa da Lucetta Risaliti, Presidente dell'Associazione Artistica Culturale Fiorentina "La Rosa d'oro dell'Arte", in occasione del PRIMO PREMIO MARE NOSTRUM il percorso artistico dell'artista castelluccese.

Nel panorama artistico contemporaneo Anna Napoli occupa un posto privilegiato, come pittrice poliedrica di sofisticata eleganza.

La sua ricca opera è caratterizzata da momenti di feconda ispirazione.     

Una preziosa ricerca pittorica che implica tecnica, struttura, forma e colore, condicio sine qua non affinché un artista possa essere ritenuta tale.

Anna Napoli dunque ci mostra, con genio e passione, i suoi momenti di nostalgia intimista, che ci svelano paesaggi assolati, essenziali della sua potente Sicilia, o ci immergono nella flora del suo giardino e dei suoi sogni, di cui godiamo, nella visione dei dipinti, il profumo e la sfolgorante densità del colore.

Il momento sublime del mare, trascende qualsiasi realistica apparenza, quando l'intensità del blu disegna la linea netta dell'orizzonte, laddove incontra eterei violetti e insondabili trasparenze blu reale. Talvolta ombrelloni solitari sottolineano il silenzio di spiagge deserte.

Nella serie "Mon Amour" troviamo il momento delle rose. Alcune si ergono solitarie su lunghissimi steli, che dividono in due la composizione, spesso in sezione aurea. Gli effimeri fondi astratti esaltano l'intensità realistica del fiore. Altre rose disposte in serie ordinate, calcano di rosso la loro imperiosa presenza, su temerari fondi blu e gialli.

Il tenero momento della figlia Nuela ci commuove con i suoi incantevoli ritratti, che narrano di sogni e di fiabe, le stesse che la madre racconta alla sua bambina. 

Lorrain con l'immenso fiocco bianco e un trionfo di fiori gialli alle spalle, a protezione della sua tenera età insieme al momento evocativo delle bambole ci riportano al brio e alla leggerezza dell'infanzia.

Ma Anna non si accontenta e si spinge oltre. Nella sua instancabile ricerca, l'individualismo intimista, diviene, come intuì Giovanni Verga, ne "I Malavoglia", un momento corale. Il singolo ritratto cede il posto a molteplici personaggi, animali e oggetti.

In questi dipinti l'artista raggiunge l'apice della sua inesauribile ispirazione e dà vita a capolavori assoluti, come l'opera, che a ragione, ha conseguito il Primo Premio al Concorso "Mare Nostrum", dal titolo "C'è chi parte e c'è chi resta". Qui Anna sfoggia tutta la sua grande maestria.

La cosa più sorprendente è che, nonostante la solida struttura, la composizione appare leggera e dinamica. Le due diagonali che si intersecano al centro del quadro, sono attraversate, in sezione aurea, da una linea verticale, creando due spazi distinti, relativi a due momenti diversi.

La parte bassa del quadro sostiene il peso maggiore della composizione. Dall'angolo destro in basso, inaspettato il guizzo del pesce in primo piano, simbolo di viaggio e di fatalità, apre la scena dando inizio a una grande spirale, e ne suggerisce la direzione, che si articola su tutta la superficie del dipinto. Una teoria di personaggi, seguendo la sua curva, si muovono, creando prospettive che catturano lo sguardo dello spettatore, potentemente coinvolto dal pathos della storia e lo conducono verso il punto di fuga, dove lo spazio si libera, anche se per poco, dalle immagini e si fa vuoto.

Si intuisce che l'artista ha messo a frutto l'affascinante lezione del dinamismo teatrale barocco, ma il palcoscenico di Anna esige una regia che supera i maestri passati ed elabora modernissime rappresentazioni, dove sono protagonisti l'immanente e il trascendente.

Questa singolare artista concepisce così un mondo fatto di molteplici momenti simultanei.

Come filtrate da un prisma di specchi le prospettive si susseguono e i personaggi si articolano a fondamento delle stesse e ognuna di esse accoglie un nuovo mondo, che si interseca, all'infinito, con altri mondi.

In questo tripudio di immagini e di colori, lo spettatore si inoltra affascinato dalle storie di saghe familiari che la pittrice ci racconta.

Una signora con un curioso cappellino, che evoca il mare e le sue vele, si affaccia sul momento di chi resta, tende le braccia, con tenero trasporto, verso una simpatica capretta, dagli occhi grandi pieni di pensiero e di sapienza antica, arrampicata su oggetti che occupano un tavolino in primo piano. Un fiore che spunta da un vasetto ci rassicura sui cicli della vita.

Domina la scena sullo sfondo un' enigmatica signora dallo sguardo arcaico, che sembra dialogare con lo spettatore. Forse lei è un nume tutelare, o una divinità matriarcale manifestata a protezione di chi resta, o semplicemente una madre, che aspetta il ritorno del figlio.

In lontananza una ragazzina, o bamboletta simbolo di memoria di un'infanzia mai dimenticata, sembra muoversi verso quella madre.

Il grande cesto con limoni che campeggia in alto, al centro del dipinto, testimone di una terra fatale e generosa, fa da trade union tra quelli che partono e quelli che restano.

La commovente fatalità della scena di chi parte, ci coinvolge emotivamente con l'appassionato abbraccio dei due amanti, che versano lacrime silenziose, per l'imminente distacco e la paura dell'ignoto. Il gallo annuncia un nuovo sole, ma già è giunta l'ora dell'addio.

La genialità della struttura formale si associa all'essenzialità del colore. Con il rosso, il verde e il blu, l'artista crea sapientemente un'infinita gamma di suggestive tonalità, che contribuiscono a conferire movimento, volume e prospettiva alla composizione. Talvolta, nelle opere di Anna, le forme e i colori suggeriscono lettere o numeri sconosciuti, le prospettive assumono molteplici punti di fuga, le forme si scompongono in miriadi di altre forme. In questo modo l'artista si esprime attraverso la creazione di un un alfabeto, una matematica, una geometria, producendo così una sorta di linguaggio esoterico, che annuncia nuovi simboli e nuovi paradigmi, con cui Anna comunica al cuore degli uomini il suo potente messaggio.

Finalmente dunque una grande artista, che poeticamente ci illumina con i suoi quadri densi di storie e di cultura.

Lucetta Risaliti

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Anna Napoli vincitrice del secondo premio Pace e Spiritualità dell’Accademia Euromediterranea delle Arti a Villa Garbo. di Maria Teresa Prestigiacomo

 

Letojanni, Me. La Baia di Taormina è stata protagonista, con Anna Napoli, pittrice, nella lussuosa location della Divina Greta Garbo, di Truman Capote, di Marlene Dietrich, di Peyrefitte, per il prestigioso Premio indetto dall’Accademia Euromediterranea delle Arti, che ha visto svolgersi la cerimonia di premiazione nel tempio sacro delle dive del Cinema degli Anni Trenta, la Villa Hauser, oggi della famiglia  di imprenditori Rita, Giuseppe e Vittorio Sabato. Anna Napoli ha conquistato il secondo premio, conseguito attraverso il verdetto della qualificatissima  giuria del Premio, composta da autorevoli pittori, critici e docenti d’arte. Inebriatevi, amici miei, il titolo dell’eccellente opera della pittrice siciliana, ma fiorentina d’adozione che ha al suo attivo numerose mostre  personali e collettive, con notevole successo, una di queste da me presentata a Castel di Lucio, paese d’origine dell’artista. Ospitiamo su www.messinaweb.eu la galleria virtuale dell’artista. Campeggia l’opera vincitrice: Inebriatevi amici miei, in cui il colore domina la scena pittorica che è sostanziata dal profondo messaggio della pittrice: un caldo invito ad inebriarci di pace e di amore e di spiritualità, questo il senso profondo dell’opera che è ispirata come tante opere della serie prodotta dall’artista, al Cantico dei Cantici; pertanto un’opera che ha veicolato immediatamente, il suo messaggio tra i critici  facenti parte della giuria. Inoltre, nell’opera notiamo il perfetto bilanciamento cromatico destra /sinistra , e l’originalità delle forme, mai riconducibili ad altri artisti se non vagamente a Picasso o a Dali’, solo per i contenuti dalla spiccata originalità, tali da rendere l’artista unica, nel suo genere, così tanto unica da considerare la  genesi di un eventuale Manifesto che declini, attraverso le sue opere, una corrente nuova. Piani e volumi sono scolpiti da Anna Napoli sulle tele, in modo tale da rendere quasi tridimensionali  le immagini che si affastellano, si accostano, arricchendo la scena ma la tela e l’opera mantengono sempre la compostezza e l’armonia d’insieme che fanno di un’opera una vera opera d’arte. Nella foto: l’artista con il Trofeo dell’Accademia Euromediterranea delle Arti e la sua opera vincitrice Inebriatevi amici miei che ritroviamo anche nella Galleria Virtuale. 

 

RECENSIONI 2019

 

2019 Dott.ssa Daniela Pronesti', critica d'arte e Direttore della Rivista "Toscana Cultura"

Mostra alla Fornace Pasquinucci "Forme e Colori"

 

Esiste una “grammatica” della fantasia, come sosteneva Gianni Rodari. Un insieme di valori e criteri combinando i quali è possibile cimentarsi in qualunque invenzione fantastica. L’immaginario pittorico di Anna Napoli − protagonista della personale Tra colori e forme dal 6 al 13 luglio alla Fornace Pasquinucci di Capraia al Limite − offre un esempio abbastanza emblematico di cosa voglia dire per un artista mettere a frutto le proprie capacità inventive trovando il giusto com- promesso tra libertà e regola. Se è vero, infatti, che la fantasia ha il potere di creare un “mondo nuovo”, è altrettanto vero che questo mondo non nasce dal nulla ma affiora dal sovvertimento delle regole del “già conosciuto”. Una rivoluzione mai fine a se stessa ma rivolta al- la costruzione di nuovi significati. Così, ad esempio, nell’opera di Anna Napoli niente è come dovrebbe essere secondo la logica corrente: le città si piega- no come alberi battuti dal vento, oggetti

e figure galleggiano nello spazio come pianeti in assenza di gravità, gli anima- li crescono a dismisura, i cipressi diventano case, i volti maschere, i frutti cappelli da indossare. Il consueto ordine delle cose viene perciò rovesciato, l’aspetto modificato, la funzione invertita. Tutto appare come sotto l’effetto di un incantesimo, un sogno lucido da osservare ad occhi aperti. E più si osserva, più si va incontro alla difficoltà di decifrare queste crittografie dipinte. E’ questo, infatti, il principale paradosso del fantastico: più ti sforzi di capire, meno riesci ad afferrare il significato. In effetti, l’unico modo per entrare in questi mondi visionari è abbandonare ogni conformismo interpretativo. Mettere a tacere la voce del pensiero razionale e come bambini tornare a credere nell’impossibile e nell’assurdo. In altre parole, ritrovare il gusto di provare meraviglia di fronte a ciò che scardina le nostre convinzioni. Un atto dovuto anche da par- te dell’artista che in questi universi ha

condensato sogni, ricordi, emozioni, in un fluire libero e incondizionato anche sei mai affidato al caso. Al contrario, nei suoi dipinti si ha l’impressione che ogni cosa sia esattamente dove deve essere per suscitare nell’osservatore un senso di disorientamento e al contempo una sottile fascinazione. E proprio il sottrar- si di queste rappresentazioni ai criteri della logica lascia campo libero all’interpretazione. La forza di questi dipinti è fungere da specchio delle nostre sensazioni “adulte”, che hanno il sapore di cose amate e perdute nella realtà o nel sogno, così come delle memorie legate all’infanzia, quando le fiabe “accendevano” l’immaginazione. Le contraddizioni del vivere traslate in chiave onirico - fantastica e insieme il fascino del racconto fanciullesco: questi i cardini di una pittura densa di riferimenti colti − da Chagall a Luzzati passando attraverso la scuola toscana del realismo fantastico − eppure piena d’incanto proprio come una favola.

2019 Prof. Lorenzo Poggi , docente di filosofia e critico d'arte

Mostra alla Fornace Pasquinucci "Forme e Colori"

Le opere di Anna Napoli hanno un fascino e un particolare carattere di coinvolgimento. Attingono alla radice profonda della nostra mente, alla dimensione dell’irrazionale, del sogno che abitano in noi e condizionano la nostra vita.

Il gioco, il sogno hanno una dimensione di follia che l'artista esprime in figure dai colori intensi, definite precisamente dal disegno e collocate in uno spazio che non ha la profondità della visione prospettica razionale.

Il segno, netto e preciso, individua e assolutizza ogni oggetto costruisce un'immagine assoluta che lo ferma nel tempo e gli conferisce un valore esemplare metafisico.

Segni e figure che hanno nel gioco, nell'amore, nel sogno la loro origine e che l'artista presenta in una sorta di immaginazione che si addice all’infanzia.
Alla stagione dell'esistenza che precede l'età della ragione e che mantiene un peso predominante nel condizionare il senso e il valore emotivo della nostra esistenza.

Importanti e ricorrenti i simboli dell'amore, della luce, dell’unione (il gallo, la colomba, i fiori, la mela bicolore).

Anna Napoli ci invita ad un viaggio nella dimensione dell'emozione a ciò che da senso alla nostra vita a ciò che i simboli richiamano ma che spesso rimane in ombra nel mondo contemporaneo.

2019 Andrea Pignataro, critico d'arte

Mostra alla Fornace Pasquinucci "Forme e Colori"

Anna Napoli ha presentato, in questa mostra alla Ex Fornace Pasquinucci di Capraia, un'opera densa di richiami e suggestioni. 
Legata in modo determinante all'ambiente della sua terra d'origine, la Sicilia e all'ambiente mediterraneo, ne riecheggia spesso storie, aspetti, colori. 
I dipinti ad olio su tela e tavola di legno che Anna Napoli presenta in questa serie di opere, ultimi lavori dal 2015 ad oggi, seguono precedenti intense serie di opere, prodotte nel tempo, nelle quali da` ampio risalto appunto alle atmosfere mediterranee, volge sovente il suo sguardo alla “sua” gente, la gente dei Monti Nebrodi; nei dipinti se ne comprendere la vita, l'ambiente, i “rumori” riecheggianti lo svolgersi delle giornate, il riposo dalle fatiche di una terra che tanto chiede e, poi, il gioco-so rincorrersi della figure, dei personaggi e del paesaggio. 
Oggi se ne coglie tutta l'esperienza positiva, che si riversa in questa mostra, cosi` ricca e dialogante con l'osservatore. 

Parla spesso di se´, nelle sue storie, della sua vita, di esperienze dirette o sognate. 
Nel lavoro dedicato al Cantico dei Cantici si coglie, nella magia della rappresentazione un approdo spirituale e, attraverso le storie del Santo con gli animali, la dichiarazione di un rapporto gentile e sensibile con la natura tutta. 
Realismo fantastico e onirico? Si potrebbe definire cosi` il lavoro dell'artista, e denso di simboli. 
La costruzione della scena, talvolta apparentemente caotica, in una stesura illustrativa e quasi pri-va di una tradizionale costruzione prospettica e` lasciata, con maestria, ad una profondita` e differenza di piani definiti dal colore, dai toni, dalla posizione dei soggetti. 
Una composizione che cresce, come racconta l'artista, in un sovrapporsi continuo di visioni oniriche. Sogni che si manifestano e vanno, come per incanto a definire nuovi elementi di una storia indefinita, che appare chiusa, talvolta, solo dall'approssimarsi dei confini della tela. 
Uno stile pittorico il suo, che si potrebbe, in alcuni tratti, collegare a suoi grandi conterranei protagonisti dell'arte italiana dagli anni '50 in poi, o riferire a esperienze di movimenti e artisti del '900. 
La nostra artista ama comunque ricordarsi autodidatta, seppur conoscitrice dell'arte e della sua storia. 
A mio parere tutto quello che puo` aver saputo attingere e riversare, anche attraverso l'inconscio, nel suo lavoro contribuisce comunque a dare ulteriore valore alla sua opera, originale e personale. 
Anna Napoli ci offre questa bella visione del mondo, illustrato attraverso un'Immaginario ricco e colorato, storie e sensazioni che ce lo fanno amare ancora di più`.

RECENSIONI 2018

 

2018 Federico Napoli, Storico dell'arte

Il Cantico dei Cantici e Soggetti Vari, Mostra Personale, "Dedicato al colore dei sogni"

 

Figure intere, volti come maschere, occhi spalancati, bocche chiuse: il mondo pittorico di Anna Napoli si concretizza in un linguaggio espressivo personale, palesemente complesso, costruito per mezzo del colore. 

E’ una pittura composta, in quanto costituita da elementi provenienti da situazioni sociali e affettive diverse oltreché trascorse nel tempo, dove l’unità del quadro è data dal particolare uso del colore: tonalità sempre brillanti, ma elaborate con ombre e trasparenze accostate fra loro, in modo da costruire l’immagine sintetica, per altro successivamente frammentata in campiture geometriche. Da questa varietà di origini, riferimenti e implicazioni scaturisce uno stile pittorico che effettua una vera trasformazione visionaria del mondo circostante e dei ricordi, per di più ricco di elementi simbolici: il ricorrente cipresso, l’aggressivo gallo, il costante uccello bianco; il rosso vissuto come passione, il giallo forse sentito come segno di pacatezza. Tutte le connessioni sono possibili, dilatandosi il soggetto sulla superficie pittorica e Tutte le emozioni producono conoscenza, avrebbe aggiunto + Aristotele. 

Ma queste finestre - i quadri, appunto - aperte su di una realtà reinterpretata e filtrata attraverso la sensibilità dell’autrice, sono in effetti un modo di guardare al bagaglio dei ricordi personali, delle radici legate alla nascita e a quelle della nuova realtà abitativa attuale: si congiungono, così, il caldo cromatismo siciliano e la terrosità toscana, l’estroversione propria delle passioni e la riservata compostezza comunicativa. In tal senso, si raffronti il quadro Partenza (2013) con il resto delle opere esposte realizzate negli ultimi quattro anni, quadro volutamente incluso in questa esposizione presso il Circolo Arti Figurative del Palazzo Ghibellino di Empoli. 

Dunque, questa è una mostra fatta di intime personali relazioni, dove la festosità delle composizioni, spesso gruppi di figure, si dipana secondo una cadenzata narrazione: è il caso delle opere provenienti dalla serie “Il Cantico dei Cantici”, gruppo di olii su tela o legno datati 2015-2018, dove palpita ancora una duplice interpretazione, se non fra sacro e profano o fra natura e spirito, certo tra esposizione favolistica e allegorico lirismo cromatico: ad esempio, il passo Il mio diletto è sceso al suo giardino / fra le aiuole del balsamo / a pascersi nei giardini, a cogliere gigli / io sono del mio diletto ed egli è mio / lui che si pasce tra i gigli (Il Cantico dei Cantici, 6,2-3) trova rispondenza nel significativo quadro della pittrice siciliana Il mio amato è mio e io sono sua (2017). 

In parziale conclusione: questa di Anna Napoli è una pittura composita, che trova una sua precisa cadenza narrativa, solo in tal senso popolare, con riferimenti astrattivi e fantastici, dove il disegno è la traccia sicura della composizione, ma quest’ultima ha una sua sinteticità di impostazione illustrativa e grafica, espressione di un sogno visionario.

2018 Prof Silvano Salvadori, Presidente Circolo Arti figurative, Empoli 

Il Cantico dei cantici e Soggetti Vari, Mostra Personale "Dedicato al colore dei sogni"

 

E’ con piacere che ospitiamo questa mostra della socia Anna Napoli, una pittrice che dalla complessa conoscenza del mondo imprenditoriale, che le è propria, sa ritirarsi in una ritrovata magia dell’infanzia dove delinea sicure reminiscenze di favole, con re, regine, pagliacci, quasi jolly di carte da gioco per una partita con la memoria. Favole che però abitano quei luoghi dove un genius loci ancora è tarlo nell’anima di chi li ha conosciuti e vissuti. 

Ho cercato allora Castel di Lucio, suo paese natale, in quella zona dei Nebrodi che conserva semi che hanno antiche virtù, come quell’abies nebrodensis che studiai per il progetto dell’Arboreto dotato di un accrescimento assai veloce, da noi poco sfruttato, ma usato dai canadesi. Così anche quei semi emigrano altrove, dalla terra di Sicilia, come Anna, verso terre lontane, ma divengono testimoni del vigore di quella stessa terra. E vedo la processione del patrono San Placido dalla ieratica espressione, coi grandi occhi e i colori sgargianti così come quelli dei bimbi che seguono il suo ondeggiare fra i portatori; e posso supporre che in quelle visioni ancora lei intinga i pennelli. 

Lascio ad altri le puntuali critiche intorno alle sue opere ben riproposte in questo catalogo.

Qui sottolineo le due parole in cui Anna si riflette: bellezza e coraggio! Un invito a tutti noi nel non temere i linguaggi che sulla tela si possono sperimentare secondo quel fine che lei stessa ci addita: dare espressione a questa trascendenza o anima della realtà da me vista, sentita, pensata.

“Evocare” dal profondo mare interiore ci fa passeggeri di una zattera che ama sempre solcare il filo infinito dell’orizzonte o, che poi è lo stesso, quello delle nostre palpebre chiuse.

2018 Dott.ssa Daniela Pronesti', critica d'arte e Direttore della Rivista "Toscana Cultura"

Mostra a Palazzo Ghibellino "Dedicato al colore dei Sogni"

 

Quanti conoscono l’opera pittorica di Anna Napoli, troveranno nel ciclo di lavori presentato in occasione della sua personale dal 4 al 16 dicembre al Circolo il Ghibellino di Empoli, una figurazione in gran parte rinnovata, soprattutto per quanto riguarda l’intonazione segnatamente onirica di queste recenti realizzazioni. Basti a confermarlo, anzitutto, il titolo della mostra, più che un titolo una vera e propria dichiarazione d’intenti: Dedicato al colore dei sogni. Una dedica a dir poco impegnativa, specialmente perché lo scenario con cui l’artista si confronta è quello della realtà sognata, e quindi un universo a se stante, con regole proprie e significati nascosti. In questo spazio al di fuori del tempo ogni cosa è possibile, le figure diventano simboli e le forme vanno incontro ad incredibili metamorfosi. I volti, trasformati in maschere, si vestono di un’espressione trasognata, a metà fra lo stupito e l’incredulo, come se fossero protagonisti e insieme spettatori di un mondo magico e pieno d’incanto. Se c’è qualcosa che il sogno ci restituisce nell’interpretazione di Anna Napoli, è la capacità di provare meraviglia, di spalancare occhi e bocca, proprio come avveniva da bambini, di fronte a qualcosa capace di parlare con voce diretta al cuore e alla mente, senza bisogno di altre mediazioni. Una purezza dello sguardo che queste opere esigono per essere “ascoltate”, mentre sussurrano con parole antiche verità sempre attuali, come il mistero dell’amore che lega due anime in un solo destino. Ed eccoli, allora, gli innamorati che si avvicinano l’uno all’altra fino a fondersi in un tutt’uno oppure la giovane donna dalla chioma bruna che attende una promessa d’amore volgendo lo sguardo al futuro; e ancora, lo sposalizio festoso del re e della regina, sovrani di un regno dove vigono le ragioni del sentimento. Un idillio amoroso quasi mai “solitario”, ma che anzi coinvolge e trasforma la realtà intorno, generando un caleidoscopio di forme e figure. Quasi a volerci ricordare che non siamo mai da soli nell’esperienza universale dell’amore, così come da soli non siamo quando immergendoci nel sogno, ritroviamo presenze del nostro passato che credevamo ormai perdute. Ritornando al titolo della mostra verrebbe da dire, quindi, che il colore dei sogni coincide con il senso che ciascuno di noi attribuisce alla vita, al rapporto con gli altri e con se stessi. Colore che, nel caso di Anna Napoli, è profondo, brillante, potente, carico dell’energia riconducibile alle origini siciliane dell’artista. Proprio dal Sud deriva, infatti, questa sua particolare declinazione del sogno come manifestazione di una verità mitica che ci collega alle radici più antiche della nostra cultura. Ecco perché quelle di Anna Napoli possono definirsi “visioni mediterranee”, immagini di un mondo che sopravvive ancora, e ormai forse soltanto, nella dimensione del sogno.

 

 

2018 Dott. Pippo Nobile

Sindaco Comune di Castel di Lucio (Me) .

Introduzione catalogo Mostra Antologica  "I sentimenti dei Nebrodi ed altro"

 

Può succedere che trovandosi all’estero si abbia la gradita sorpresa di imbattersi in un connazionale. Certamente più raro è incrociare una persona che ha avuto i natali nel tuo stesso paese di origine o che lo conosca.

Ogni volta che ciò accade il cuore palpita per la casa lontana, per il luogo dove si è nati e cresciuti, per i tanti ricordi e le tante storie da raccontare.

Sarà capitato a qualcuno di voi, ne sono certo, di trovarsi per caso all’interno di una Galleria d’Arte o in un'altra sala ed imbattersi in un quadro di Anna Napoli. Lei di mostre ne ha fatte tante, in vari posti d’Italia e del mondo; alcune di queste a Firenze, Milano, Bologna, Bruxelles, Colonia, Chicago…… e altrove. Non tutti sanno che la sua storia ha avuto inizio proprio dal nostro piccolo paesello.

Io ho conosciuto l’artista Anna Napoli attraverso il web, il villaggio globale, dove le radici spesso si smarriscono ma dove è più facile ritrovarsi tra persone che vivono in luoghi lontani. Come me, altri hanno fatto questa gradita scoperta ed è così che è nata l’idea condivisa di chiedere alla nostra artista di farci un regalo: portare i suoi quadri in Sicilia, a Castel di Lucio, da dove tutto anche per lei ha avuto inizio.

Non sono un critico d’arte, né un esperto, ma come tanti di voi un semplice osservatore che guardando le pitture di Anna ha rivisto il nostro paesello colorato, vivace e semplice. Le nostre pietre arse del sole, come pure i nostri contadini. E poi il mare e i monti… e le piante secolari… L’arte è usufruibile da tutti attraverso la comprensione della bellezza ed il sentimento del cuore.

Attraverso l’arte Anna ha voluto ridare splendore ai ricordi della sua infanzia e alla sua terra d’origine, sempre nel cuore di ciascuno ma che Anna ha saputo armonicamente rappresentare a beneficio di noi tutti, con un linguaggio universale che anche chi non è nato in questi posti è in grado di apprezzare.

Grazie per aver accettato l’invito. Noi siamo orgogliosi di aver potuto ospitare ed apprezzare le tue opere.

Desideriamo in futuro proseguire in questi incontri estivi con coloro che a vario titolo hanno dato il meglio lontano dal loro paesello, per manifestare la nostra riconoscenza e per investirvi ufficialmente nel ruolo di nostri ambasciatori, cultori esemplari della nostra storia e delle nostre tradizioni.

2018  Prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo, critico d’arte e letterario, docente istruzione superiore, giornalista.

I sentimenti dei Nebrodi ed altro

Memorie ritrovate e mai perdute di Anna Napoli.

 

Molti conoscono  quel geniaccio  di Marcel Proust per la sua opera più importante: 

La recherche du temps perdu; pochi, invece, ricordano il suo settimo ed ultimo volume che è La recherche du temps retrouvè in cui l’autore, allo stesso modo di Anna Napoli, recupera il tempo perduto, passato, ripristinandolo attraverso la memoria, memoria olfattiva, visiva, emozioni e sensazioni, restituendolo attraverso pagine pittoriche che raccontano di una memoria storica di un luogo, di un territorio, di una comunità che la pittrice restituisce, dense di emozioni e con il sentimento pulsante di chi ha un paese da amare, come recita la poesia del noto poeta Nicola Romano, dal titolo: 

"Anch‘io avrei voluto un paese da amare… Cento case a proscenio e la roccia del cuore…"

La pittrice, che ritorna nel suo paese (che appare come una dolce madre che accoglie, protegge e conquista), procede per questa strada di recupero proustiano di memorie, attraverso la magia dei colori, quei colori dell’anima del paese natìo, con i colori della natura,  come quella, ad esempio,  dei cardi che si tingono di rosso pastello,  avviluppati in una dimensione onirica, nella rappresentazione artistica dell’autrice…

I sentimenti dei Nebrodi ed altro: già con il titolo stesso, che introduce al catalogo della Mostra, l’autrice intende partecipare al suo pubblico che umanizzerà paesaggi e cose, attribuirà al paesaggio, alla vegetazione, alle cose, sentimenti e quindi… un cuore. Cuore ed amore ritornano sempre; costituiscono una costante delle opere, un leit motiv, pur nella diversità dei contenuti rappresentati: ritornano nelle rose che l’autrice rappresenta ora attraverso la creazione di un’opera che esalti la sofisticata ed altezzosa, singola rosa, protagonista unica,  sulla carta, ora nella rappresentazione del  gesto di due mani che porgono una rosa, nella Collezione Monamour; il pastello si fa  ora corposo, ora etereo e luminoso, funzionale ogni volta, la coloristica, le nuances cromatiche, al narrato della pittrice. E che dire dei meravigliosi Cardi, citati e dei Calici traboccanti? Appaiono spettacolari rappresentazioni della vegetazione spontanea che, con un gesto d’amore si traduce in composizioni dai colori vivi ed accattivanti; ed è tanto l’amore che nutre Anna Napoli per la sua terra e per la natura che intitola Anatomie celesti la scenografia di un campo di girasoli del 2008, alludendo, con il titolo, ai misteriosi movimenti dei girasoli, diretti verso il Sole, quindi, in atteggiamento mistico e magico, verso il Cielo. Ed ancora, l’amore per la civiltà contadina, omaggio alla fatica del lavoro dei campi, lo ritroviamo nelle opere che rappresentano i vecchi contadini, gravati dal peso dei sacchi…

Certamente, la pittura si evolve e se anche il paese,  come affermava nel suo libro Marguerite Yourcenar, Castel di Lucio a gardé sa fisionomie d‘antan, ha conservato la fisionomia di Anna Napoli, rendendosi custode delle sue  gioie e dei suoi dolori, dei suoi sentimenti di amore e di nostalgia, custode di successi e di piccole sconfitte, di piccole gioie e grande felicità, nonostante tutto questo, Anna Napoli, senza mai tradire i contenuti legati alla sua amata Terra, ha mutato, nel corso degli anni, il suo stile. Esso rivela, oggi, maggiormente, una spiccata personalità artistica, uno stile non riconducibile ad altri pittori contemporanei, strategie narrative e scenario pittorico che si declinano in stilemi inconfondibili in cui, pur nelle atmosfere mediterranee che rivelano i segni del paesaggio del Mare Nostrum (come le pale di fichidindia ed i fichidindia che connotano il bacino del Mediterraneo), le opere appaiono come rappresentazioni sintetiche ma efficaci del paesaggio siciliano, cui la pittrice è intimamente legata. Le composizioni degli ultimi anni diventano ricche di simboli, pur essendo semplici da decodificare, ma sempre solari e rivestite dei colori della nostra Trinacria.    

A questo proposito, ricorderei L’orto del nonno, 2017, in cui uno spaventapasseri domina il centro della  scena, unitamente ad  un altezzoso gallo ed una nobildonna con cappello che rimanda alle antiche atmosfere delle farmes siciliane, in cui  il preziosismo della nobiltà siciliana conviveva con la civiltà contadina, in una sorta di accattivante commistione che ricorda (nonostante la Napoli si affermi con una forte personalità) la pittura intrigante di Possenti, che pur nella semplicità e nella descrizione sintetica, rimanda ad un profondità di intenti e di sentimenti; allo stesso modo di un nota canzone di qualche anno fa, apparentemente semplice: Solo tre parole: Sole, cuore amore… è l’amore che ti vuole: prendere o lasciare.  In conclusione, Anna Napoli, in questa antologica, ha raccolto l’invito d’amore della sua Terra e con altrettanto amore ha risposto con le sue carte pastellate e con le sue tavole che descrivono e raccontano, simbolicamente parlano e comunicano con i colori dell’anima di chi tra le nebbie del Nord, vede, lontano, con occhi di sole, di luce e di colore il suo Paese, quel Castel di Lucio che non ha mai scordato. 

2018 Prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo, critico d’arte e letterario, docente.

IMostra Personale, I sentimenti dei Nebrodi ed altro 

Successo della Mostra d’arte personale di Anna Napoli alla presenza di Antonio Presti e del Sindaco Nobile e dell’amministrazione Comunale. Castel di Lucio. Alla presenza del l’ospite d’onore, il magnate dell’arte e della bellezza Antonio Presti, del Sindaco Giuseppe Nobile, del Presidente Proloco Nino Rinaldi, di Maria Cristina Stimolo, cerimoniera presso la Regione Sicilia, si è svolta l’inaugurazione della mostra d’arte personale di Anna Napoli, una straordinaria pittrice di Castel di Lucio che mai ha abbandonato l’amore e la devozione verso il suo paese natìo. Dopo avere studiato in Gran Bretagna ed in Svizzera, la pittrice, manager e pittrice, vive ed opera, adesso, in Toscana, ma ha accolto con amore l‘invito da parte del suo amato paese per la sua mostra antologica che esprime la sua produzione sino ai giorni nostri. L’antologica si snoda attraverso il fil rouge dei ricordi dell’artista, rende omaggio alla sua infanzia trascorsa in paese, sino all’età di nove anni, rende il giusto tributo alla civiltà contadina, ai vecchi gravati, sulle spalle, del peso della fatica del lavoro nei campi e poi… una produzione nuovissima sulla quale insisterà la produzione dell’artista siciliana: una produzione coloratissima che prende spunto dalla dimensione onirica espressa dal pittore Chagall, prende la sua influenza ma certo con la sua spiccata personalità, dal pittore coloratissimo Possenti e dalla sua gioia di vivere, per esprimere gioie e malinconie e soprattutto esprime in pittura le sue emozioni relative al Cantico dei Cantici, le cui frasi sono apposte sul retro di ogni opera che la pittrice ha rappresentato. Una coloristica intrigante, una dimensione onirica che affascina e conquista. La mostra sta per chiudere i battenti ma è già memoria storica, un capitolo di Storia del ricco paese di Castel di Lucio, reso tempio sacro di bellezza, d’arte e poesia attraverso Il Labirinto di Arianna e non solo, attraverso tutte le opere di Antonio Presti, nel comprensorio ed attraverso l’opera attenta dell’amministrazione comunale colta, che crede nei progetti di elevato valore culturale, di sicura ricaduta economica sul tessuto sociale del territorio. Il catalogo reca la firma della sottoscritta, critico incontrato e richiesto sul web dalla stessa artista siciliana.

 

2018 Dott. Francesco Latteri Scholten, filosofo, giornalista, blogger.

Mostra Personale, I sentimenti dei Nebrodi ed altro 

 

Inaugurazione prestigiosa, alla presenza del mecenate Antonio Presti di “Fiumana d'Arte” e di Maria Teresa Prestigiacomo di “Red Carpet Magazine” oltre al Sindaco Pippo Nobile Avv, e agli amministratori locali, per l'ormai affermata e molto apprezzata in Italia e non solo – pittrice Anna Napoli. Castel di Lucio, paesetto sui Nebrodi di origine normanna, noto anche per la presenza di una delle opere significative della “Fiumana d'Arte”, il “Labirinto di Arianna”, rappresenta invero un “ritorno alle origini” . E' infatti il paese natio e quello dell'infanzia di Anna che lo lascia assai presto seguendo le necessità lavorative dei genitori.

La formazione di Anna Napoli, che ormai da quarantanni risiede in Toscana, terra d'adozione, è da autodidatta. Tuttavia l'infanzia colorata, solare e felice assai spesso è dato rivedere nelle sue bellissime opere, quasi insieme ad una celata nota di nostalgia che tuttavia non prende mai la mano lasciando libero spazio e colore per aprirsi al futuro ed alle realtà del vissuto umano di ogni tempo e luogo. C'è forte la Sicilia ed i Nebrodi ma nei tratti e nei modi, nello stile, c'è anche tutta la vita “oriunda”: “ho lasciato la mia terra nativa all’età di 9 anni. Ho vissuto e studiato lingue straniere in diversi paesi europei, Svizzera, Germania, Inghilterra, Francia. Per passione sono pittrice. Amo l’arte. Viaggio molto in tutto il mondo (…) sono completamente autodidatta. Lavoro in modo formale ed informale. Amo tutti i tipi di medium e ogni mezzo mi permette di esprimermi in un modo diverso. Il mio primo amore sono stati i pastelli, gessetti che trovo eccezionali. Mi hanno permesso di esprimermi in maniera semplice, agile, veloce e molto luminosa, legata più alla natura emotiva del segno piuttosto che alla riproduzione dell’oggetto materiale. Questo è stato il mio primo passo pittorico (…) All’inizio la mia arte è stata ispirata dalla mia regione natale, la Sicilia (il mare, le barche, i colori dell’entroterra, la gente del luogo soprattutto persone anziane). Negli ultimi anni sono stata e sono attualmente coinvolta in un nuovo linguaggio pittorico sia per forma che per contenuti.” Il risultato è notevolissimo: un Fascinans che attrae e cattura, che ci riporta all'innocenza ma vista da una maturità ormai acquisita e che ci apre a cerchi più ampi della Mente, del Vivere, del Bello. Le “Collezioni a pastello” di Anna Napoli sono: « La stagione dei Cardi », « Le ferite del tempo », « Le mie bambole », « Studio di mani con rosa », « Monamour »; ad “Acrilico ed Olio” c'è invece

" Atmosfere Mediterranee ", “Gente dei Nebrodi, gente di Sicilia”, “Il Cantico dei Cantici” e “Soggetti Vari” .

2018 Dott. Paolo Mandarà, giornalista di Buttanissima Sicilia 

Il giornale dell’irriverenza di Giuseppe Sottile. 

Anna, che dà amore e colore ai Nebrodi

 

La Napoli presenta una mostra di 50 dipinti nella sua Castel di Lucio 

Si ritorna sempre dove si è stati bene. Per questo Anna Napoli, dal 14 al 22 agosto, esporrà a Castel di Lucio, in provincia di Messina: la mostra si chiama “I sentimenti dei Nebrodi ed altro” . Andò via piccolissima, ma conserva tuttora alcune immagini scolpite nella memoria: “Ad esempio gli anziani del mio paese, che hanno accompagnato la mia infanzia. Ancora vedo mio nonno, che faceva il contadino, uscire di casa la mattina presto e tornare la sera coi prodotti dell’orto” . A questi personaggi storici e iconografici è dedicata parte della sua collezione, che sarà allestita presso la sala consiliare del Comune, ospite dell’Amministrazione di Castel di Lucio. Cinquanta quadri che segnano la scia di un percorso artistico maturato negli ultimi quindici anni. “La libertà che ti dà l’arte è impagabile – dice la pittrice, che oggi vive e lavora a Montespertoli (Firenze) – Io voglio seguire la mia strada. Parto dalla sicilianità, che è una parte pregnante del mio lavoro, e vorrei rappresentare il concetto di bellezza, sto lavorando al Cantico dei Cantici. Per questa mostra ho scelto i pezzi che mi rappresentano di più e spiegano, da soli, la mia evoluzione” La Sicilia è stata la sua ispirazione nel voltare pagina: “Mi ha dato una forte spinta emotiva e di pensiero ammette la Napoli. Avevo sempre esercitato la pittura, ma una ventina d’anni fa ho sentito la pulsione impellente di iniziare qualcosa di piu’ continuativo che avevo dentro ma non avevo ancora portato fuori di me. Quindi mi sono ispirata a questi luoghi. Soprattutto con la tecnica del pastello su carta, che mi ha permesso di esprimere un segno emotivo e immediato piuttosto che una rappresentazione precisa dell’oggetto. E’ come se guardassi tutto attraverso una lente d’ingrandimento che mette a fuoco i dettagli.

La stagione dei cardi, le ferite del tempo, gli ulivi saraceni: pezzi di storia (anche personale) e di arte che si intrecciano. “Gli ulivi per me sono dei monumenti all’aria aperta, che fanno parte del mio ambiente nativo. Esseri viventi che ricostruisco nella mia pittura e nel mio immaginario. Non mettendomi di fronte ad essi: sono soltanto input che io rielaboro e personalizzo” . Tra i dipinti a cui tiene maggiormente c’è quello che rappresenta le Cupole di Palermo: “Perché è una chiesa che ho visitato tante volte e ritengo l’emblema della sicilianità, che nel tempo ha imparato a confrontarsi con tante civiltà” . Quest’ultimo quadro è il riflesso di una nuova tecnica di pittura, tutta sperimentale e personale, che succede al pastello su carta. 

Ricollegandoci ai Nebrodi, ecco ricomparire i personaggi di paese, che trovano collocazione in tele molto grandi, e tutti gli oggetti che fanno parte della cultura marina del luogo: da un semplice ombrellone alle piante e alle barche. Tutto fa Nebrodi. E poi l’amore, inteso in senso reale e metafisico; il concetto di bellezza, che è centrale nell’esperienza di Anna la quale ha girato il mondo per lavoro, nella sua “prima” vita, e continua a farlo adesso per le sue mostre. Adesso il ritorno a casa più dolce.

 

 

 

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